Sono italiano e come voi amo immensamente il mio Paese dove - fin da ragazzo e grazie a forti legami di amicizia - ho avuto la possibilità di realizzare la mia personale vocazione: un impegno umano e civile straordinario che mi ha portato fino alla politica.
NEL SEGNO DELL'AMICIZIA
Sono nato nel 1947, primo di tre fratelli, in una casa di due piani nel centro di Lecco, già dimora dell'onorevole Vittorio Calvetti, storico deputato della Democrazia cristiana, e dell'onorevole Guido Alborghetti del Partito repubblicano italiano: qui trovò sede anche la sezione lecchese del Partito socialdemocratico e, sempre qui, nacque Giulio Boscagli, futuro sindaco della città. Come vedete le premonizioni della politica abbondavano fin d’allora.
A Lecco ho respirato l'impegno sociale e politico, immergendomi pienamente nella vita della comunità del mio paese e vivendo le grandi battaglie degli anni Settanta. L'incontro con don Luigi Giussani e l'esperienza di Gioventù studentesca prima e di Comunione e Liberazione poi hanno rappresentato il terreno fertile su cui è germogliata la mia passione per la politica.
Ricordo ancora le giornate trascorse in via Ariosto a Milano con tanti amici tra cui Angelo Scola, ora arcivescovo della diocesi ambrosiana, Sante Bagnoli, fondatore della casa editrice Jaca Book, Pier Alberto Bertazzi, medico e professore, e un allora giovanissimo Giancarlo Cesana, oggi docente universitario.
Dalla condivisione di quelle esperienze esaltanti ho tratto la forza per il mio impegno in quegli anni così affascinanti e tormentati: allora, nelle scuole e all'università, io e molti amici dovevamo combattere ogni giorno per affermare il diritto di tutti e di ciascuno a parlare e a difendere le esperienze di vita e di lavoro generate da una vera amicizia.
IL MIO SESSANTOTTO
Per questo, per me, resta indimenticabile l'esperienza come direttore del Crocevia, giornale studentesco del liceo Manzoni di Lecco: fu uno spazio di confronto dove poter liberamente esprimere idee e opinioni, anche in contrasto con il comune sentire dell'epoca.
Sono sempre stato un anticonformista: il percorso aureo di un ragazzo lecchese degli anni Settanta prevedeva di diventare ingegnere, commercialista o medico.
Io sono andato contro le regole iscrivendomi alla facoltà di Filosofia dell'Università Cattolica di Milano, dove mi sono laureato l’11 novembre 1971 (erano circa le ore 13) con 110 e lode e bacio accademico. Cosa mi attraeva allora? Organizzare cooperative di lavoro per aiutare e favorire le relazioni nel lavoro e la cultura.
QUANDO LE PASSIONI SI TRASFORMANO IN POLITICA
Il mio approdo in politica è stato il modo più naturale di continuare a coltivare queste passioni, nella consapevolezza di potermi rendere maggiormente utile assumendo pubblicamente la difesa delle cose che io, e tanti altri come me, avevamo costruito attraverso le cooperative e i centri culturali.
Era necessario, anche in campo politico, realizzare un progetto che aiutasse queste opere a vivere e desse voce alle persone che credevano in tale percorso. Questo era il progetto politico del Movimento popolare di cui sono stato fondatore e presidente fino al 1987 e che ha dato vita a straordinarie iniziative la cui più nota è certamente il Meeting per l’amicizia fra i popoli a Rimini che nel 2012 giungerà alla trentatreesima edizione: difendere la libertà di tutti, credenti e non credenti.
Difendere la creatività sociale di tutte queste persone. Il mio concetto di politica è ancora difendere la società e rispondere concretamente alle sue domande.
ROCK, MILAN E LETTERATURA: GLI AMORI DI UNA VITA
Gli anni Sessanta e Settanta sono stati non solo anni di grande impegno politico, ma anche di grande musica rock dai Beatles ai Rolling Stones fino ai Jefferson Airplane, senza dimenticare il grande Lucio Battisti.
L’ascolto della musica era - e lo è ancora (nel mio ipod, oggi, ho anche Mina, Elisa, Beethoven, Mozart, i Red Hot Chili Peppers e gli AC/DC) - una delle mie passioni insieme al Milan, alla scherma (mio maestro il plurimedagliato Dario Mangiarotti), al basket, alla corsa e ai grandi nomi della letteratura mondiale da Pavese a Kerouac a Péguy.
Ma non ho mai dimenticato neanche il primo amore, quello per il giornalismo: la comunicazione è, a mio avviso, fondamentale in ogni ambito.
Non a caso è stata per me una grande gioia quando, nel dicembre 2004, sono stato insignito della laurea honoris causa in Scienza e tecnica della comunicazione dalla Libera Università di Lingue e Comunicazione.
DALL'EUROPA A ROMA CON LA LOMBARDIA NEL CUORE
Sono stato eletto al Parlamento europeo nel 1984. L'Italia aveva vinto il Mondiale di calcio due anni prima, ma non riuscì a qualificarsi agli Europei. Nel 1989 - rieletto al Parlamento europeo di cui sono stato vice-presidente - ho visto cambiare l'Europa e i confini che la dividevano dal proprio futuro.
Conosco da vicino anche le stanze dei bottoni di Roma, dopo essere stato eletto per la prima volta al Parlamento italiano nel giugno del 1987, rieletto nel 1992 e nel 1994. Altra musica - quella degli anni Novanta - con l'avvento di quella che è stata definita la seconda Repubblica: proprio negli anni in cui i Queen registravano i loro ultimi due album e il cd mandava in soffitta le cassette.
Nel 1993-94, mi sono occupato da vicino di questioni ambientali, come sottosegretario al ministero dell'Ambiente. Un'esperienza molto interessante in un settore che, all'inizio degli anni Novanta, non aveva ancora conosciuto il clamore mediatico di oggi. Da allora ho imparato che la responsabilità ambientale è dettata anche dalla capacità di far crescere nelle giovani generazioni una sensibilità su questi temi e che milioni di piccoli gesti virtuosi fatti nelle nostre case, negli uffici o per le strade, possono davvero migliorare le prospettive nostre e del mondo in cui viviamo.
Sia al Parlamento europeo che alla commissione Esteri del Parlamento italiano, ho maturato un'ampia esperienza anche in campo internazionale, con particolare attenzione agli interventi umanitari. Nel 1990, alla vigilia della guerra, ho portato a casa dall'Iraq 250 cittadini italiani ostaggi di Saddam Hussein, quasi tutti artigiani brianzoli e tecnici lombardi dell’Eni: i loro volti li ho ancora stampati nella mente e non potrò mai dimenticarli.
IN CIMA AL PIRELLONE, UN ATTO DI FEDELTÀ ALLA MIA REGIONE
Nel 1995 è iniziata la mia avventura come presidente di Regione Lombardia. Sono stato rieletto nel 2000 con il sostegno del 62,5 per cento dei votanti. Tra i significativi risultati della VI e della VII legislatura ci sono stati il varo di un'avanzata e articolata politica ambientale, con il Libro azzurro della mobilità e dell'ambiente, il piano socio-sanitario, l'innovativa legge sui servizi di pubblica utilità e la realizzazione del polo esterno della Fiera di Milano, uno dei più grandi al mondo.
Ho voluto inoltre promuovere il sistema socio-economico lombardo in campo internazionale, attraverso progetti come il Club delle Regioni, e missioni istituzionali di altissimo livello che toccano tutti e cinque i continenti, come quella in Cina insieme ai Quattro Motori per l'Europa e al World Regions Forum, quella in Sud Africa e quella in Australia. Mostro ancora con orgoglio le mie foto con Tony Blair, Josè Aznar, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, Lech Walesa, Michail Gorbaciov, Nelson Mandela, Kofi Annan e Arnold Schwarznegger.
La guida della più importante Regione italiana, che realizza un quarto del Pil del Paese e attrae il 50 per cento degli investimenti esteri, è stata anche l'occasione per sperimentare modelli di sviluppo che, in molti casi, si sono poi diffusi a livello nazionale: per questo rappresenta una straordinaria occasione di innovazione e di dialogo con le forze più vitali del Paese.
Un percorso che è proseguito anche dopo il 2005, quando sono stato riconfermato presidente: in quel momento ho rinnovato il mio impegno a portare a termine i progetti intrapresi nel cammino di modernizzazione, a dare forma stabile alla sussidiarietà, a sostenere la competitività e a mantenere fermo il timone del federalismo.
DALL'IMPEGNO PRESENTE AL FUTURO
Per l'VIII legislatura (2005-2010) ho posto come priorità strategiche il consolidamento di una governance fondata sulla sussidiarietà e il rilancio dell'attrattività della Lombardia. È nata così l'esperienza del comitato strategico per la competitività, che ha raccolto i protagonisti dello sviluppo industriale e tecnologico italiano tra cui Mario Monti, Alessandro Profumo, Corrado Passera, Marco Tronchetti Provera e Santo Versace. Insieme a loro abbiamo messo a punto il manifesto per la competitività: un progetto organico e integrato di interventi che ha generato iniziative di rilievo quali un'innovativa legge per la competitività; è nato anche un accordo di programma con il sistema camerale per creare sinergie di progetti e risorse, in particolare su ricerca, innovazione e internazionalizzazione.
Grazie anche alla riforma del quadro normativo riguardante istruzione, formazione e mercato del lavoro, e al deciso impulso dato all'adeguamento infrastrutturale, è stato creato un contesto favorevole al pieno protagonismo e alla crescita delle persone e di tutto il sistema Lombardia. Per questo, quando nel 2006 sono stato eletto al Senato, ho valutato insieme agli stessi cittadini, agli amici e ai miei collaboratori che fosse più importante rimanere presidente della Regione per continuare - da questa posizione - a lavorare al servizio dei lombardi.
Il 28 e 29 marzo 2010 i cittadini lombardi hanno riconfermato la loro fiducia nei miei riguardi: gli oltre 2,7 milioni di voti che mi hanno dato rappresentano un forte stimolo a proseguire il cammino di riforma che ho avviato in Lombardia nel 1995 per il bene del mio Paese. Con la stessa passione e impegno di sempre.
NEL SEGNO DELL'AMICIZIA
Sono nato nel 1947, primo di tre fratelli, in una casa di due piani nel centro di Lecco, già dimora dell'onorevole Vittorio Calvetti, storico deputato della Democrazia cristiana, e dell'onorevole Guido Alborghetti del Partito repubblicano italiano: qui trovò sede anche la sezione lecchese del Partito socialdemocratico e, sempre qui, nacque Giulio Boscagli, futuro sindaco della città. Come vedete le premonizioni della politica abbondavano fin d’allora.
A Lecco ho respirato l'impegno sociale e politico, immergendomi pienamente nella vita della comunità del mio paese e vivendo le grandi battaglie degli anni Settanta. L'incontro con don Luigi Giussani e l'esperienza di Gioventù studentesca prima e di Comunione e Liberazione poi hanno rappresentato il terreno fertile su cui è germogliata la mia passione per la politica.
Ricordo ancora le giornate trascorse in via Ariosto a Milano con tanti amici tra cui Angelo Scola, ora arcivescovo della diocesi ambrosiana, Sante Bagnoli, fondatore della casa editrice Jaca Book, Pier Alberto Bertazzi, medico e professore, e un allora giovanissimo Giancarlo Cesana, oggi docente universitario.
Dalla condivisione di quelle esperienze esaltanti ho tratto la forza per il mio impegno in quegli anni così affascinanti e tormentati: allora, nelle scuole e all'università, io e molti amici dovevamo combattere ogni giorno per affermare il diritto di tutti e di ciascuno a parlare e a difendere le esperienze di vita e di lavoro generate da una vera amicizia.
IL MIO SESSANTOTTO
Per questo, per me, resta indimenticabile l'esperienza come direttore del Crocevia, giornale studentesco del liceo Manzoni di Lecco: fu uno spazio di confronto dove poter liberamente esprimere idee e opinioni, anche in contrasto con il comune sentire dell'epoca.
Sono sempre stato un anticonformista: il percorso aureo di un ragazzo lecchese degli anni Settanta prevedeva di diventare ingegnere, commercialista o medico.
Io sono andato contro le regole iscrivendomi alla facoltà di Filosofia dell'Università Cattolica di Milano, dove mi sono laureato l’11 novembre 1971 (erano circa le ore 13) con 110 e lode e bacio accademico. Cosa mi attraeva allora? Organizzare cooperative di lavoro per aiutare e favorire le relazioni nel lavoro e la cultura.
QUANDO LE PASSIONI SI TRASFORMANO IN POLITICA
Il mio approdo in politica è stato il modo più naturale di continuare a coltivare queste passioni, nella consapevolezza di potermi rendere maggiormente utile assumendo pubblicamente la difesa delle cose che io, e tanti altri come me, avevamo costruito attraverso le cooperative e i centri culturali.
Era necessario, anche in campo politico, realizzare un progetto che aiutasse queste opere a vivere e desse voce alle persone che credevano in tale percorso. Questo era il progetto politico del Movimento popolare di cui sono stato fondatore e presidente fino al 1987 e che ha dato vita a straordinarie iniziative la cui più nota è certamente il Meeting per l’amicizia fra i popoli a Rimini che nel 2012 giungerà alla trentatreesima edizione: difendere la libertà di tutti, credenti e non credenti.
Difendere la creatività sociale di tutte queste persone. Il mio concetto di politica è ancora difendere la società e rispondere concretamente alle sue domande.
ROCK, MILAN E LETTERATURA: GLI AMORI DI UNA VITA
Gli anni Sessanta e Settanta sono stati non solo anni di grande impegno politico, ma anche di grande musica rock dai Beatles ai Rolling Stones fino ai Jefferson Airplane, senza dimenticare il grande Lucio Battisti.
L’ascolto della musica era - e lo è ancora (nel mio ipod, oggi, ho anche Mina, Elisa, Beethoven, Mozart, i Red Hot Chili Peppers e gli AC/DC) - una delle mie passioni insieme al Milan, alla scherma (mio maestro il plurimedagliato Dario Mangiarotti), al basket, alla corsa e ai grandi nomi della letteratura mondiale da Pavese a Kerouac a Péguy.
Ma non ho mai dimenticato neanche il primo amore, quello per il giornalismo: la comunicazione è, a mio avviso, fondamentale in ogni ambito.
Non a caso è stata per me una grande gioia quando, nel dicembre 2004, sono stato insignito della laurea honoris causa in Scienza e tecnica della comunicazione dalla Libera Università di Lingue e Comunicazione.
DALL'EUROPA A ROMA CON LA LOMBARDIA NEL CUORE
Sono stato eletto al Parlamento europeo nel 1984. L'Italia aveva vinto il Mondiale di calcio due anni prima, ma non riuscì a qualificarsi agli Europei. Nel 1989 - rieletto al Parlamento europeo di cui sono stato vice-presidente - ho visto cambiare l'Europa e i confini che la dividevano dal proprio futuro.
Conosco da vicino anche le stanze dei bottoni di Roma, dopo essere stato eletto per la prima volta al Parlamento italiano nel giugno del 1987, rieletto nel 1992 e nel 1994. Altra musica - quella degli anni Novanta - con l'avvento di quella che è stata definita la seconda Repubblica: proprio negli anni in cui i Queen registravano i loro ultimi due album e il cd mandava in soffitta le cassette.
Nel 1993-94, mi sono occupato da vicino di questioni ambientali, come sottosegretario al ministero dell'Ambiente. Un'esperienza molto interessante in un settore che, all'inizio degli anni Novanta, non aveva ancora conosciuto il clamore mediatico di oggi. Da allora ho imparato che la responsabilità ambientale è dettata anche dalla capacità di far crescere nelle giovani generazioni una sensibilità su questi temi e che milioni di piccoli gesti virtuosi fatti nelle nostre case, negli uffici o per le strade, possono davvero migliorare le prospettive nostre e del mondo in cui viviamo.
Sia al Parlamento europeo che alla commissione Esteri del Parlamento italiano, ho maturato un'ampia esperienza anche in campo internazionale, con particolare attenzione agli interventi umanitari. Nel 1990, alla vigilia della guerra, ho portato a casa dall'Iraq 250 cittadini italiani ostaggi di Saddam Hussein, quasi tutti artigiani brianzoli e tecnici lombardi dell’Eni: i loro volti li ho ancora stampati nella mente e non potrò mai dimenticarli.
IN CIMA AL PIRELLONE, UN ATTO DI FEDELTÀ ALLA MIA REGIONE
Nel 1995 è iniziata la mia avventura come presidente di Regione Lombardia. Sono stato rieletto nel 2000 con il sostegno del 62,5 per cento dei votanti. Tra i significativi risultati della VI e della VII legislatura ci sono stati il varo di un'avanzata e articolata politica ambientale, con il Libro azzurro della mobilità e dell'ambiente, il piano socio-sanitario, l'innovativa legge sui servizi di pubblica utilità e la realizzazione del polo esterno della Fiera di Milano, uno dei più grandi al mondo.
Ho voluto inoltre promuovere il sistema socio-economico lombardo in campo internazionale, attraverso progetti come il Club delle Regioni, e missioni istituzionali di altissimo livello che toccano tutti e cinque i continenti, come quella in Cina insieme ai Quattro Motori per l'Europa e al World Regions Forum, quella in Sud Africa e quella in Australia. Mostro ancora con orgoglio le mie foto con Tony Blair, Josè Aznar, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, Lech Walesa, Michail Gorbaciov, Nelson Mandela, Kofi Annan e Arnold Schwarznegger.
La guida della più importante Regione italiana, che realizza un quarto del Pil del Paese e attrae il 50 per cento degli investimenti esteri, è stata anche l'occasione per sperimentare modelli di sviluppo che, in molti casi, si sono poi diffusi a livello nazionale: per questo rappresenta una straordinaria occasione di innovazione e di dialogo con le forze più vitali del Paese.
Un percorso che è proseguito anche dopo il 2005, quando sono stato riconfermato presidente: in quel momento ho rinnovato il mio impegno a portare a termine i progetti intrapresi nel cammino di modernizzazione, a dare forma stabile alla sussidiarietà, a sostenere la competitività e a mantenere fermo il timone del federalismo.
DALL'IMPEGNO PRESENTE AL FUTURO
Per l'VIII legislatura (2005-2010) ho posto come priorità strategiche il consolidamento di una governance fondata sulla sussidiarietà e il rilancio dell'attrattività della Lombardia. È nata così l'esperienza del comitato strategico per la competitività, che ha raccolto i protagonisti dello sviluppo industriale e tecnologico italiano tra cui Mario Monti, Alessandro Profumo, Corrado Passera, Marco Tronchetti Provera e Santo Versace. Insieme a loro abbiamo messo a punto il manifesto per la competitività: un progetto organico e integrato di interventi che ha generato iniziative di rilievo quali un'innovativa legge per la competitività; è nato anche un accordo di programma con il sistema camerale per creare sinergie di progetti e risorse, in particolare su ricerca, innovazione e internazionalizzazione.
Grazie anche alla riforma del quadro normativo riguardante istruzione, formazione e mercato del lavoro, e al deciso impulso dato all'adeguamento infrastrutturale, è stato creato un contesto favorevole al pieno protagonismo e alla crescita delle persone e di tutto il sistema Lombardia. Per questo, quando nel 2006 sono stato eletto al Senato, ho valutato insieme agli stessi cittadini, agli amici e ai miei collaboratori che fosse più importante rimanere presidente della Regione per continuare - da questa posizione - a lavorare al servizio dei lombardi.
Il 28 e 29 marzo 2010 i cittadini lombardi hanno riconfermato la loro fiducia nei miei riguardi: gli oltre 2,7 milioni di voti che mi hanno dato rappresentano un forte stimolo a proseguire il cammino di riforma che ho avviato in Lombardia nel 1995 per il bene del mio Paese. Con la stessa passione e impegno di sempre.
COMMISSARIO GENERALE PER L’EXPO 2015
Il 5 agosto 2011 sono stato nominato dalla presidenza del Consiglio del ministri commissario generale per l’Expo 2015: tra i compiti che mi sono stati affidati quello di rappresentare il Governo italiano nei confronti del BIE e degli Stati in tutte le materie relative all'Esposizione in collaborazione e con il supporto del ministero degli Affari esteri, quello di vigilanza con un potere di indirizzo e di controllo generale sui contenuti e sui temi dell’evento, quello di referente dei commissari generali dei Paesi partecipanti e, inoltre, quello di convocazione della Commissione in cui si radunano tutti i ministri del Governo nazionale. Continuerò a lavorare con il massimo impegno e spirito di collaborazione affinché l’Esposizione universale possa rappresentare un’opportunità di sviluppo per tutti.
Il 5 agosto 2011 sono stato nominato dalla presidenza del Consiglio del ministri commissario generale per l’Expo 2015: tra i compiti che mi sono stati affidati quello di rappresentare il Governo italiano nei confronti del BIE e degli Stati in tutte le materie relative all'Esposizione in collaborazione e con il supporto del ministero degli Affari esteri, quello di vigilanza con un potere di indirizzo e di controllo generale sui contenuti e sui temi dell’evento, quello di referente dei commissari generali dei Paesi partecipanti e, inoltre, quello di convocazione della Commissione in cui si radunano tutti i ministri del Governo nazionale. Continuerò a lavorare con il massimo impegno e spirito di collaborazione affinché l’Esposizione universale possa rappresentare un’opportunità di sviluppo per tutti.


commenti










