FOIBE, L'OBBLIGO MORALE DELLA MEMORIA
Rivolgo il mio saluto al presidente del Consiglio regionale, Giulio De Capitani, agli assessori, ai consiglieri, alle autorità civili, militari e religiose, ai sindaci; all’associazione nazionale Venezia-Giulia e Dalmazia, ai sindacati e a tutti gli allievi delle scuole elementari e medie qui riuniti. Desidero innanzitutto ringraziarvi per la vostra significativa partecipazione a questa cerimonia, che abbiamo voluto istituire con la legge regionale 2/2008 come importante occasione di ricordo pubblico e di condivisione. Lo dobbiamo innanzitutto a coloro che qui onoriamo, ricordando il loro estremo sacrificio. A distanza di oltre mezzo secolo il martirio delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata-istriano pesa ancora sulla coscienza civile italiana, che non può e non deve dimenticare questa tragedia dalle dimensioni inumane. Come ricorda il grande scrittore triestino Claudio Magris «è giusto che si parli di quella pagina terribile, che si conosca e si sappia la storia delle foibe e che le vittime vengano tenute sempre presenti nel nostro ricordo, accanto a noi».
LE MOTIVAZIONI CULTURALI
È stata innanzitutto una motivazione culturale quella che ha spinto Regione Lombardia a prestare attenzione verso un capitolo così forte e drammatico della storia italiana. Si è trattato cioè di un tributo di natura ideale nei confronti della tragedia di migliaia di persone ingiustamente dimenticate dai nostri libri di storia e coperte da un silenzio imperdonabile. Una verità a lungo nascosta, ma che ora anche grazie alla nostra legge regionale è possibile recuperare attraverso attività che comprendono la pubblicazione di studi, ricerche e saggi, raccolta di materiali e testimonianze in ordine alle vicende del martirio e dell’esodo dei giuliano-dalmati e degli istriani, causati dalla persecuzione del regime comunista jugoslavo. Iniziative, inoltre, volte a diffondere tra i giovani, nella scuola e nei luoghi di lavoro, la conoscenza storica di tale periodo, attraverso l’allestimento di mostre e convegni nei luoghi della memoria; concorsi e contributi a tesi di laurea, opere letterarie, cinematografiche e teatrali e manifestazioni celebrative.
IL DOVERE DELLA MEMORIA
Tutto questo, insomma, ci è stato dettato dall’obbligo morale di fare memoria. In questo senso, la scuola, gli ambienti universitari hanno una responsabilità e un compito educativo fondamentale, perché tragedie come queste non accadano mai più e possa anzi prevalere un messaggio di speranza verso il futuro. Serve, dunque, un grosso recupero culturale da parte dell’intera società e a questo obiettivo devono cooperare tutti, dando alle giovani generazioni la possibilità di sapere quello che è stato, tramandando la coscienza del male e, soprattutto, la testimonianza del bene.
Ciò che deve crescere è dunque una cultura della memoria, che trova le sue principali fondamenta sulla responsabilità di ciascuno. La memoria è infatti il filo che deve legare le generazioni, tracciando un percorso nella coscienza collettiva, perché ognuno impari a combattere l’indifferenza, a ripudiare ogni forma di integralismo e di estremismo, per costruire una società fondata sul rispetto della dignità di ogni essere umano. In questa direzione è importante, nonché irrinunciabile, che la storia collettiva giuliano-dalmata-istriana divenga memoria per ognuno di noi.
Non si tratta di un mero revisionismo storico, ma di un riconoscimento umano e istituzionale per troppo tempo mancato e giustamente sollecitato. Occorre continuare in questo giusto percorso di rottura di quella che per troppi anni si è imposta come una congiura del silenzio, colpevolmente alimentata sui libri di storia di intere generazioni di italiani.
I VINCITORI DEL CONCORSO
Per questi motivi desidero ringraziare tutti gli istituti scolastici che hanno partecipato al concorso bandito dalla Regione Lombardia e congratularmi in particolare con i giovani vincitori che verranno premiati oggi: con i vostri numerosi elaborati, volti a ricordare il dramma istriano, avete testimoniato concretamente l’irrinunciabilità di un valore assoluto, quello della difesa della persona – chiunque essa sia – contro ogni gesto di violenza. In questo senso attraverso le vostre opere avete riconosciuto la dignità insostituibile di quelle povere persone e soprattutto riaffermato le ragioni della vita, della pacifica convivenza e della costruzione del bene comune, che sono fondamento della nostra Res publica.
LE MOTIVAZIONI CULTURALI
È stata innanzitutto una motivazione culturale quella che ha spinto Regione Lombardia a prestare attenzione verso un capitolo così forte e drammatico della storia italiana. Si è trattato cioè di un tributo di natura ideale nei confronti della tragedia di migliaia di persone ingiustamente dimenticate dai nostri libri di storia e coperte da un silenzio imperdonabile. Una verità a lungo nascosta, ma che ora anche grazie alla nostra legge regionale è possibile recuperare attraverso attività che comprendono la pubblicazione di studi, ricerche e saggi, raccolta di materiali e testimonianze in ordine alle vicende del martirio e dell’esodo dei giuliano-dalmati e degli istriani, causati dalla persecuzione del regime comunista jugoslavo. Iniziative, inoltre, volte a diffondere tra i giovani, nella scuola e nei luoghi di lavoro, la conoscenza storica di tale periodo, attraverso l’allestimento di mostre e convegni nei luoghi della memoria; concorsi e contributi a tesi di laurea, opere letterarie, cinematografiche e teatrali e manifestazioni celebrative.
IL DOVERE DELLA MEMORIA
Tutto questo, insomma, ci è stato dettato dall’obbligo morale di fare memoria. In questo senso, la scuola, gli ambienti universitari hanno una responsabilità e un compito educativo fondamentale, perché tragedie come queste non accadano mai più e possa anzi prevalere un messaggio di speranza verso il futuro. Serve, dunque, un grosso recupero culturale da parte dell’intera società e a questo obiettivo devono cooperare tutti, dando alle giovani generazioni la possibilità di sapere quello che è stato, tramandando la coscienza del male e, soprattutto, la testimonianza del bene.
Ciò che deve crescere è dunque una cultura della memoria, che trova le sue principali fondamenta sulla responsabilità di ciascuno. La memoria è infatti il filo che deve legare le generazioni, tracciando un percorso nella coscienza collettiva, perché ognuno impari a combattere l’indifferenza, a ripudiare ogni forma di integralismo e di estremismo, per costruire una società fondata sul rispetto della dignità di ogni essere umano. In questa direzione è importante, nonché irrinunciabile, che la storia collettiva giuliano-dalmata-istriana divenga memoria per ognuno di noi.
Non si tratta di un mero revisionismo storico, ma di un riconoscimento umano e istituzionale per troppo tempo mancato e giustamente sollecitato. Occorre continuare in questo giusto percorso di rottura di quella che per troppi anni si è imposta come una congiura del silenzio, colpevolmente alimentata sui libri di storia di intere generazioni di italiani.
I VINCITORI DEL CONCORSO
Per questi motivi desidero ringraziare tutti gli istituti scolastici che hanno partecipato al concorso bandito dalla Regione Lombardia e congratularmi in particolare con i giovani vincitori che verranno premiati oggi: con i vostri numerosi elaborati, volti a ricordare il dramma istriano, avete testimoniato concretamente l’irrinunciabilità di un valore assoluto, quello della difesa della persona – chiunque essa sia – contro ogni gesto di violenza. In questo senso attraverso le vostre opere avete riconosciuto la dignità insostituibile di quelle povere persone e soprattutto riaffermato le ragioni della vita, della pacifica convivenza e della costruzione del bene comune, che sono fondamento della nostra Res publica.
Manifestazione: Giornata del ricordo


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