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COMPETITIVITÀ E TERRITORIO: L'ESPERIENZA LOMBARDA
Saluto e ringrazio per l’invito l’Amministratore Delegato di Ambrosetti, Valerio De Molli, e tutti i membri del Club The European House-Ambrosetti.
Per parlare di competizione e territorio nell’epoca della globalizzazione bisogna partire dalla constatazione che mai come in questo momento la competizione avviene tra sistemi territoriali.
Nella situazione di forte evoluzione che da un paio di decenni caratterizza lo sviluppo mondiale, il ruolo dei grandi sistemi sub-nazionali, che sanno rafforzare le proprie eccellenze e stimolare la competitività dei propri territori, ha assunto infatti un’importanza straordinaria.

La competizione avviene oramai anzitutto tra questi sistemi, sia in campo economico, sia rispetto ai modelli di sviluppo sociale e culturale. Ed è verosimile che il quadro che si disegnerà nel dopo-crisi veda ulteriormente incrementato il ruolo dei grandi sistemi regionali e sub-nazionali.

Esiste, in altre parole una tensione tra dimensioni territoriale e globale nel quale la Regione (vale per la Lombardia, ma per tutte le regioni) quasi per sua natura svolgerà un ruolo sempre più determinante per lo sviluppo del proprio territorio.
Se i territori, dunque, si trovano in competizione tra loro, diventa necessario disporre di un’efficace strategia competitiva, che contempli diverse dimensioni, riconducibili a forme diverse di capitale: le imprese con il loro bagaglio di competenze e di tecnologie (il capitale privato); le infrastrutture (il capitale pubblico); il benessere delle persone, l'istruzione, la formazione ed il lavoro (il capitale umano); l'ambiente (il capitale naturale); le relazioni tra le persone, lo spirito cooperativo, le forme associative (il capitale sociale).
Nella nostra visione, una regione è competitiva quando riesce ad incrementare la quantità di capitale relativa alle dimensioni citate. In un certo senso, potremmo dire che la nostra concezione di competitività è multidimensionale.

LE POLITICHE PER LA COMPETITIVITÀ
Naturalmente, come ben sapete, la crisi economica internazionale ha colpito duramente la nostra regione, una situazione che ha rafforzato la nostra decisione di intervenire in maniera integrata sulle diverse fonti della competitività del territorio.
Non è facile riassumere le variegate politiche per la competitività che abbiamo inteso porre in essere negli ultimi anni. Mi focalizzerò sulle tre dimensioni che credo essere più significative della nostra esperienza, ovvero le politiche per le imprese (soprattutto nel campo dell'innovazione tecnologica e dell'internazionalizzazione delle piccole e medie imprese lombarde), per le infrastrutture di trasporto ed infine per la formazione del capitale umano.

LE IMPRESE
Il tessuto imprenditoriale rappresenta da sempre il maggiore punto di forza della Lombardia. La densità delle imprese presenti oggi sul nostro territorio è una fonte preziosa di produttività grazie alle consistenti economie di agglomerazione ed urbanizzazione che tale prossimità genera.
Gli ultimi anni sono stati particolarmente duri per le nostre imprese, che hanno dovuto affrontare dolorosi processi di ristrutturazione unitamente ad una crescente, e a volte scorretta, competizione internazionale.
Già dal 2005, la Regione Lombardia si è dotata di un Comitato Tecnico-Scientifico “Competitività”, formato da tecnici, operatori ed accademici, ed ha adottato il “Manifesto per la competitività” che ha focalizzato meglio tale concetto alla luce del principio di sussidiarietà.

La nostra azione di governo si è sostanziata principalmente nel sostegno all’innovazione tecnologica ed all’internazionalizzazione delle imprese attraverso un’attività di sostegno e mentoring. Vorrei sottolineare, inoltre, come l’azione di sostegno della ricerca e dell’innovazione tecnologica sia stata guidata da due finalità principali: il sostegno allo sviluppo di network di eccellenza; l’aumento dell’attrattività della Lombardia per ricercatori e centri di eccellenza.

A testimonianza di tale impegno, vorrei citare come degli 83 milioni di euro degli stanziamenti previsti dall’Accordo di programma tra la Regione Lombardia ed il Sistema Camerale per lo sviluppo economico e la competitività del sistema, ben 59,4 milioni di euro sono destinati al supporto dell’innovazione e dell’internazionalzizazione delle imprese.
Centrale rispetto al tema di questa relazione è la Legge regionale n.1 del 2 febbraio 2007 “Strumenti di competitività per le imprese e per il territorio della Lombardia”. Tale provvedimento, particolarmente complesso, si propone di raggiungere una pluralità di obiettivi quali: la competitività del territorio attraverso un rafforzamento delle reti tecnologiche ed infrastrutturali; la gestione della crisi economica; il potenziamento del mercato interno e dell’internazionalizzazione dell’economia lombarda; forme di promozione dell’imprenditorialità; il sostegno alla ricerca ed all’innovazione tecnologica; una nuova forma di governance del sistema economico; lo sviluppo del capitale umano; la sostenibilità dello sviluppo.
A fronte di uno stanziamento complessivo di 1.032 milioni di euro, la legge prevede 263 milioni per lo sviluppo del capitale umano, 151 per la ricerca e l’innovazione, 101 per la competitività del territorio in generale e 216 per un sostegno ulteriore all’imprenditorialità.

Infine, dato il periodo che il nostro Paese sta attraversando, credo sia opportuno richiamare ciò che la Lombardia sta facendo per fronteggiare la crisi. Il “pacchetto anticrisi” consiste in una serie di interventi quali:
- il Fondo Regionale per l’Imprenditorialità (FRIM, con una dotazione di 60 milioni di euro);
- il Fondo Regionale per l’Imprenditorialità – Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FRIM-FESR; con una dotazione a di 35 milioni di euro a cui si aggiungeranno altri 35 milioni con stanziamenti successivi);
- il Made in Lombardy (con una dotazione di 33 milioni di euro);
- il Confiducia (con una dotazione di 20 milioni di euro);
- le Misure A, B, C per l’Artigianato (con una dotazione di 45 milioni di euro).
In particolare, il tema della ricerca, dell’innovazione tecnologica e della valorizzazione del capitale umano rappresenta tradizionalmente uno dei punti di forza del nostro sistema territoriale (in Lombardia investiamo l’1,4% del nostro PIL nel settore della ricerca scientifica, posizionandoci così al primo posto in Italia) ed una delle priorità delle politiche di Regione Lombardia, da sempre impegnata a facilitare l’insediamento di attività produttive ad alto valore aggiunto, valorizzare le risorse umane, favorire il reclutamento di giovani talenti.

Attraverso strumenti e modalità d’impiego delle risorse fortemente innovativi abbiamo deciso di investire sul capitale umano, sui parchi e laboratori universitari, sulle sinergie tra ricerca e industria, sull’internazionalizzazione e su come mettere a disposizione maggiori risorse finanziarie.
Lo facciamo secondo una strategia organica e trasversale, proprio a partire dalla consapevolezza che i grandi risultati si raggiungono insieme: integrare gli interventi, coordinare gli attori coinvolti, mettere a fattor comune le risorse è la strada giusta per dare più competitività alla Lombardia e all’intero Paese.

Da tempo abbiamo avviato importanti iniziative con il sistema universitario (Accordo Quadro sottoscritto tra Regione Lombardia e il sistema universitario lombardo del 2009) e con il Ministero (Protocollo di Intesa tra Regione Lombardia e MIUR del 19 luglio 2010 e successivo Accordo di Programma del 20 dicembre 2010).

In questo senso un importante esempio di collaborazione, che ha tra i suoi principi l’impegno a coniugare la ricerca scientifica con l’innovazione, la competitività e il sistema produttivo, è l’Accordo di Programma del valore di 150 milioni di euro (120 alla firma dell’AdP + 26 di risorse regionali aggiunte con la “sferzata” all’economia lombarda + 4 messi a disposizione dal Sistema Camerale) di cui 86 messi a disposizione da Regione Lombardia, che nel dicembre 2010 ho sottoscritto con il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Mariastella Gelmini.
 
Si tratta di un investimento importante per sostenere la ricerca, lo sviluppo precompetitivo e l’alta formazione in settori considerati strategici per l’economia lombarda (come aerospazio, edilizia sostenibile, automotive, energia e fonti rinnovabili, agroalimentare oltre ai distretti tecnologici già riconosciuti dei Nuovi Materiali, delle Biotecnologie e dell’ICT).
Voglio anche ricordare brevemente la straordinaria opportunità per il sistema delle nostre imprese che sarà il Programma Quadro Strategico Comune per la Ricerca e l’Innovazione in Europa (Common Strategic Framework), lo strumento principe per il finanziamento delle attività di ricerca e innovazione, con cui la Commissione Europea si affianca ai programmi di ricerca nazionali e regionali per concentrare gli investimenti di università, enti di ricerca e PMI; nonostante il momento difficile dell'economia globale, verranno messe a disposizione risorse ragguardevoli che, anche se non ancora stimate, si dovrebbero aggirare intorno a 80 miliardi di euro.

LE INFRASTRUTTURE
Per quanto riguarda le infrastrutture, la Lombardia presenta una densità di strade leggermente superiore alla media nazionale (4,3%), ma è anche la regione che ha livelli di utilizzo delle stesse nettamente superiori alla media italiana, così come rappresentato dall'indicatore di veicoli per kilometri di strade (+92,9%).
La nostra regione presenta, dunque, un forte gap infrastrutturale che stiamo colmando attraverso un significativo ricorso a forme di partenariato pubblico-privato.

In un (ormai lungo) periodo di progressiva contrazione degli investimenti pubblici, Regione Lombardia ha inteso sollecitare capitali privati per la costruzione di 293 chilometri di autostrade regionali, un dato nettamente superiore a quello di tutte le altre regioni che hanno posto in essere un approccio simile (Emilia Romagna, Lazio, Piemonte, Toscana, Veneto).
Un ruolo chiave nel successo di tale iniziativa è stato giocato dalla volontà della Regione di dotarsi di competenze tecniche e finanziarie in grado di gestire tutte le fasi della contrattazione tra il pubblico ed il privato. Dunque, in tale ambito, un’importante funzione è stata ricoperta dalle strutture regionali Finlombada ed Infrastrutture Lombarde S.p.A..
In secondo luogo, la costituzione della CAL, società mista Anas /Regione Lombardia, ci ha permesso di superare brillantemente diverse criticità dal punto di vista degli iter procedurali.

La Concessioni Autostradali Lombarde è stata in questo senso un’intuizione e un’iniziativa di portata storica, la prima del suo genere in Italia. Il governo societario è, dal punto di vista operativo, a Milano: cioè in un ottica di vera sussidiarietà,  più vicino al luogo dove è sentita più forte sia l’esigenze dell’infrastruttura, sia la pressione sociale e politica.
A conferma della bontà di questo metodo di lavoro, desidero sottolineare inoltre che anche altre Regioni come Veneto e Piemonte stanno studiando il modello societario di CAL per replicarlo nel proprio territorio.

Guardando al futuro, il pensiero non può non andare che all’Expo 2015, un appuntamento che vedrà tutti i soggetti lombardi – sociali, istituzionali ed economici – impegnati nella celere realizzazione di tutte le opere programmate.
In questi mesi abbiamo continuato a lavorare per sviluppare e implementare politiche in grado di ridisegnare il volto della nostra regione e di migliorare l’attrattività e la funzionalità del nostro territorio in preparazione dell’evento del 2015.
Elemento essenziale per una buona riuscita dell’Expo è la realizzazione del grande ridisegno di potenziamento e modernizzazione della rete infrastrutturale viaria e ferroviaria lombarda: un evento di queste proporzioni può infatti funzionare solamente se il territorio è adeguatamente predisposto a gestire la mobilità del flusso di visitatori previsto.
In questa sede vorrei brevemente sottolineare quanto è stato portato avanti dal “Tavolo Lombardia”, l’organismo da me presieduto e composto da tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti nell’organizzazione dell’Expo e che ha il compito di coordinare e governare le politiche territoriali in vista dell’evento.

Sotto la regia di Regione Lombardia, sono stati avviati i progetti e i lavori per la realizzazione delle grandi opere stradali, metropolitane e ferroviarie (con interventi importanti volti anche a potenziare il servizio di trasporto pubblico), e gli interventi di miglioramento per il sistema aeroportuale lombardo.

Ricordo solo a titolo d’esempio:  la Brebemi, la Pedemontana, la 4° corsia dell’A4, la TEM; l’inaugurazione della tratta ad Alta Velocità Milano Bologna a cui si aggiungerà tra poco la Milano-Torino producendo significativi miglioramenti anche su tutto il traffico locale, regionale e metropolitano; gli interventi per l’accessibilità di Malpensa in cui rientra la realizzazione della tratta ferroviaria Arcisate-Stabio, già in cantiere (da ricordare la recente inaugurazione delle corse del Freccia Rossa); la realizzazione delle nuove linee di metropolitana milanese, bresciana e la metrotranvia bergamasca.
Il nostro impegno è quello di continuare a svolgere quel compito di regia e di controllo per realizzare nei tempi stabiliti tutte le opere che abbiamo previste.

IL CAPITALE UMANO
La competizione contemporanea pone un accento particolare su forme di capitale intangibile, in cui le competenze e la conoscenza sono evidentemente elementi fondamentali, entrambi prodotti nel processo di formazione di capitale umano. L’istruzione e la formazione sono, infatti, già da tempo inscindibilmente legate al mercato del lavoro ed ai suoi risultati, ed ancora di più lo saranno in futuro.
Il processo di globalizzazione porterà ad una contrazione nei paesi occidentali della domanda di lavoro a bassa intensità di conoscenza e ad un incremento della domanda di professionalità con un elevato contenuto di capitale umano.
Un legame, quello tra tessuto produttivo e istituzioni formative che deve necessariamente essere ricreato su basi più forti e moderne.

Occorre cioè ristabilire quell’alleanza forte tra il mondo della scuola e quello dell’impresa che si è andata indebolendo negli ultimi trent’anni, soprattutto alla luce di una crisi economica che richiede un legame solido tra formazione e lavoro per essere sempre più competitivi in un mercato globalizzato.
Dai territori periodicamente arrivano notizie contraddittorie: troppi istituti tecnici legati ai distretti industriali soffrono di una crisi di vocazioni. Cito solo due dati significativi a riguardo. Nel 2010 sono state difficoltose, a causa dell’assenza di profili adeguatamente formati, 147 mila assunzioni, pari al 26,7% del totale, oltre 6 punti in più rispetto all’anno precedente (Unioncamere). Nel 2009 la richiesta di diplomati tecnici era di circa 300.000 unità, a fronte di sole 140.000 figure formate dagli istituti tecnici.
Una possibilità straordinaria di sperimentare un nuovo protagonismo del mondo dell’impresa all’interno del percorso di istruzione e formazione dei ragazzi viene poi dalla Riforma della Scuola Superiore realizzata dal Ministro Gelmini, giustamente definitiva una svolta epocale per la nostra scuola.
Ci sarà un rapporto più stretto con il mondo del lavoro, con un maggior numero di ore previste per stage e tirocini e soprattutto per la cosiddetta alternanza scuola-lavoro, che consentirà ai ragazzi di passare in azienda una parte dell’anno scolastico. 

Anche la razionalizzazione dei percorsi di studi, con la ridefinizione delle materie fondamentali e del quadro orario, introduce una maggior flessibilità nel percorso di studi dei giovani e valorizza l’autonomia dei singoli istituti.
Inoltre, il mondo delle imprese potrà tornare a dare un contributo alla didattica delle scuole superiori e dell’università per migliorare la qualità delle esperienze e per meglio orientare i giovani in uscita dalle scuole superiori e dall’università, spesso troppo lontani dall’esperienza del lavoro, anche attraverso il coinvolgimento nei laboratori e nell’insegnamento di figure professionali inserite nel mondo del lavoro.
Per ciò che lo riguarda, il Governo regionale ha da tempo gettato le basi per lo sviluppo del sistema della formazione professionale, in un panorama internazionale che ci sta ponendo di fronte ad una sfida molto chiara: per continuare a competere, dobbiamo puntare sull'eccellenza. È indubbio però che l’eccellenza non possa essere calata dall’alto. Alle istituzioni spetta il compito di riconoscerla, valorizzarla, favorirla attraverso leggi e interventi che la sostengano in un percorso di continua crescita.
È ciò che abbiamo fatto con la grande riforma del 2007, grazie alla quale i ragazzi tra i 14 e i 18 anni possono ora scegliere tra due sistemi di pari dignità e pari opportunità: quello tradizionale dei licei e quello dell’Istruzione e Formazione Professionale.

CONCLUSIONI
Gli interventi posti in rassegna in questa mia relazione credo colgano la multidimensionalità della concezione di competitività che la Lombardia ha in mente.
Voglio concludere con una provocazione: la misura dello sviluppo di una regione o di un paese è oggi oggetto di un’ampia discussione politica e tecnica. La commissione Stiglitz-Sen-Fitoussi (anche conosciuta come Commissione Sarkozy) ha evidenziato come il Prodotto Interno Lordo rappresenti un indicatore di benessere sociale insoddisfacente in quanto scevro di importanti misure quali la felicità, la sicurezza, la qualità dell’ambiente, le opportunità economiche e le relazioni sociali. Tali misure sono inscindibilmente legate al benessere dell’individuo, e richiedono il superamento dell’indicatore PIL come unica linea guida nella formulazione di politiche volte alla promozione dello sviluppo.
In tale contesto, dunque, le place-based policies postulate dalla Commissione Europea (Rapporto Barca) devono essere indirizzate non più (solo) verso luoghi necessitanti sviluppo (in termini di produzione), ma devono porre al centro dell’azione la persona ed il suo sviluppo umano, l’unico investimento in grado di garantire lo sviluppo di lungo periodo.

Milano 17/05/2011 | Territorio

Manifestazione: Incontro Club Ambrosetti

 
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