ATENEI EFFICIENTI E AUTONOMI RENDONO IL PAESE COMPETITIVO
L’università ha urgente bisogno di una riforma coraggiosa e organica, che le restituisca la capacità di competere su scala internazionale e la renda vero motore di sviluppo del paese. Come ha avuto modo di ribadire ieri il presidente della Crui, Enrico Decleva, all’incontro tenutosi all’Università Statale di Milano con Nicola Rossi, senatore Pd e Giuseppe Valditara, senatore Pdl, c’è un grande movimento di riforma intorno all’università, ma ora occorre che quanto detto diventi realtà. «È l’ora di mettersi attorno a un tavolo e discutere nel merito – sottolineo: nel merito – del problema, lasciando alle spalle fatue contrapposizioni ideologiche. Sono convinto che esistano margini per interventi riformatori».
Per questo è indispensabile il contributo di tutti e un confronto aperto e serio con chi in università vive e lavora. Il tavolo di oggi è un’occasione importante di lavoro comune per affrontare quei temi da cui dipende il futuro dell’università e quindi dei nostri giovani.
Come ho avuto modo di dire anche in apertura dell’anno accademico del Politecnico lo scorso 3 novembre, il Governo regionale è impegnato al fianco degli atenei lombardi perché si affermi una visione di ampio respiro, in cui il recupero di efficienza sia finalizzato a potenziare la funzione di educazione, ricerca e trasferimento tecnologico propria dell’università.
In questa direzione voglio oggi ascoltare le vostre istanze e proposte e sono disponibile a convogliarle e portarle avanti in una dinamica di sistema. Potremo anche attivare in breve tempo, gli strumenti di lavoro e gli spazi di confronto per realizzare gli obiettivi condivisi.
LUCI E OMBRE DEL DECRETO LEGGE DEL GOVERNO
Il decreto-legge appena varato dal Consiglio dei ministri (“Disposizioni urgenti per il diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e della ricerca”, 7/11/08) apre prospettive meno negative per la crescita degli atenei lombardi. Infatti, i tagli e il blocco del turn-over vengono rivisti a seconda dei diversi comportamenti degli atenei, con un sistema premiante per le università efficienti che presentano risultati di qualità. Questa è una scelta di buon senso, che pone fine all’inaccettabile sistema del finanziamento sulla base della spesa storica, moltiplicatore di sprechi e inefficienze. Ovviamente i problemi da affrontare sono ancora molti, perché i tagli complessivi al Ffo rimangono notevoli. Ritengo invece discutibile la decisione di modificare i meccanismi di composizione delle commissioni dei concorsi già banditi. Questa operazione rischia di essere più di facciata che di sostanza: non assicura necessariamente maggiori garanzie di imparzialità e rischia di dar luogo a una raffica di ricorsi giurisdizionali.
Molto importante è, a mio parere, il modello innovativo tratteggiato dalle Linee guida che il ministero sta predisponendo e che vanno guardate con grande attenzione, evitando posizioni rigide e pregiudiziali. Per quanto ci riguarda, già prima dell’estate, la Lombardia aveva impostato un disegno di legge sulla liberalizzazione del sistema universitario - condiviso coi direttori amministrativi degli atenei - in cui si prefiguravano molte delle proposte che si ritrovano ora nelle bozze di Linee guida.
GLI ELEMENTI CHIAVE DEL NUOVO MODELLO
Gli elementi chiave per un nuovo modello devono essere, l’autonomia degli atenei intesa come responsabilità, che si traduca anche in un governo efficace delle risorse.La questione dei modelli organizzativi degli atenei comprende il - ma non si esaurisce nel - problema della governance, poiché non si tratta appena di ristabilire il riparto di funzioni e di poteri tra rettore, senato accademico e consiglio di amministrazione. «Mi riferisco alla necessità di spezzare l’attuale carattere di uniformità disciplinare, scientifica e organizzativa dell’università italiana e di promuovere un sistema di autonomie cautamente competitive negli atenei, stimolando anche in università l’imprenditorialità individuale e collettiva e assicurando al sistema universitario adeguati livelli di produttività». Così scriveva un autorevole professore di diritto amministrativo, Umberto Pototschnig nel 1988.
LE SCELTE POLITICHE SPETTANO AL MINISTERO
È necessario capovolgere il rapporto tra ministero e università: al primo tocca di operare le grandi scelte della politica universitaria e di risponderne poi in Parlamento; alle seconde spetta la responsabilità di tutto il resto: valore legale del titolo di studio, autonomia didattica, competizione e comparazione tra atenei, stato giuridico dei docenti, ecc. Il punto non è opporre privato a pubblico, ma autonomia a centralismo. Centralità della valutazione e del merito con un adeguato sistema di valutazione in base a parametri come qualità della ricerca, impatto sul territorio e capacità di selezionare le eccellenze. Si tratterebbe di un segnale molto forte in una direzione di sviluppo, che spingerebbe a una sana competizione tra atenei attivando forme di reale comparazione.
Di qui può iniziare il ciclo virtuoso dei finanziamenti pubblici legati al merito. Occorre ripensare i meccanismi del finanziamento statale alle università in modo da assicurare una dinamica certa dell’andamento del Ffo e garantire una seria ed efficace programmazione economica in cui siano chiari gli incentivi - in base al merito - e le responsabilità. È evidente che si tratta di un problema complesso, ma non si può rinviare ulteriormente la soluzione di problemi che non sono contingenti, ma strutturali.
ATENI LOMBARDI, POTENZIALE LIMITATO DA VINCOLI NAZIONALI
Un altro fattore essenziale è quello del reclutamento dei professori universitari. Credo che sia possibile procedere con l’applicazione delle nuove norme previste dalla legge Moratti e dal decreto legislativo che vi ha dato in parte attuazione. Il ritorno a concorsi con idoneità nazionale deve naturalmente legarsi non solo alla disponibilità di risorse, ma a reali strategie di sviluppo.
Il superamento del valore legale del titolo di studio va valutato all’interno di questa nuova cornice. E anche la possibilità per le università di trasformarsi in fondazioni, assume significato e coerenza solo in un sistema connotato da vera autonomia e da salutare competizione. In questa ottica la Regione darà tutto il suo sostegno a chi vorrà intraprendere questa strada coraggiosa, favorendo anche il dialogo con il sistema produttivo e le fondazioni bancarie.
In questo modo sarà possibile anche potenziare la capacità attrattiva del nostro sistema universitario, favorendo l’immigrazione di nuovi talenti. Vi è nelle università lombarde un forte potenziale. Tuttavia, questo potenziale appare limitato dai vincoli eccessivi imposti dalla normativa nazionale, che dovrebbe essere invece semplificata per competere, a livello nazionale e internazionale, nell’attirare i migliori cervelli e realizzare attività didattiche e di ricerca di elevato livello qualitativo. In tale senso è giusto anche valorizzare le specificità dei diversi sistemi territoriali per cogliere appieno le opportunità di innovazione, attrattività, capacità di competere a livello internazionale per elevare il livello dell’offerta didattica e farne sempre più un motore di crescita a tutti i livelli.Sono anche convinto che il ruolo del governo regionale possa essere essenziale nella revisione della distribuzione dell’offerta formativa. Razionalizzare il numero delle sedi universitarie a livello regionale o di macro-aree, in un'ottica di complementarietà tra gli atenei significa infatti elevare la qualità tagliando i costi.
LA REGIONE IN DIFESA DEL DIRITTO ALLO STUDIO
Per quanto riguarda la Lombardia, l’impegno per una maggiore autonomia degli atenei va di pari passo con un sempre maggiore impegno per garantire il diritto allo studio dei capaci e meritevoli.
Siamo consapevoli, infatti, che se la direzione è quella di una maggiore autonomia, e della valorizzazione degli atenei, occorre che gli studenti siano messi realmente nelle condizioni di poter scegliere a quale ateneo iscriversi e che possano frequentarlo senza vincoli di carattere economico, per realizzare quel diritto allo studio fino ai più alti livelli, riconosciuto dalla nostra Costituzione ai capaci e meritevoli. L’incremento delle risorse per il diritto allo studio (135 milioni) previsto dal decreto legge si riferisce al 2009 e lascia ancora scoperto il 2008. Regione Lombardia si è già attivata per risolvere questo problema.
Proseguiremo quindi le sperimentazioni relative a strumenti innovativi per il sostegno agli studenti, come i prestiti fiduciari, che abbiamo attivato, primi in Italia, già da due anni e che intendiamo ora potenziare. Dal 2002, inoltre, la Lombardia copre il cento per cento delle richieste di borse di studio, con un investimento annuo di 17 milioni di euro per 16mila beneficiari.
In questa direzione, stiamo lavorando a un protocollo d’intesa, in cui il ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca (Miur) e la Regione Lombardia si impegnano ad avviare un processo per l’individuazione di nuovi strumenti e di politiche innovative per il diritto allo studio universitario, attraverso azioni sperimentali, anche in deroga alla normativa vigente. Già le risorse aggiuntive, stanziate per il 2009, permetteranno di intervenire stabilendo criteri di merito più elevati e borse di studio adeguate ai costi della vita lombardi.
RICERCA ALTRO TASSELLO DELLO SVILUPPO
Infine, non voglio dimenticare la ricerca. La Regione si è da tempo attivata in questo campo, sia svolgendo direttamente attività di ricerca (Irer, Iref) sia con iniziative quali Ingenio, la Dote ricercatori e il premio Ricercatissimi. Ma, soprattutto, intende favorire un maggior coordinamento in questo ambito, creando un luogo dove si possano coagulare le diverse iniziative – non solo quelle regionali, ma soprattutto quelle che nascono dagli atenei – così da sfruttare al massimo tutte le possibili sinergie. A questo proposito ho delegato l’assessore regionale alle Reti e Servizi di pubblica utilità e sviluppo sostenibile, Massimo Buscemi ad affiancarmi in materia di ricerca.Nei prossimi giorni l’assessore promuoverà un incontro specifico con voi, per mettere in campo sinergie con le politiche già attivate a sostegno dei ricercatori lombardi, e nel contempo promuovere azioni congiunte ancora più incisive nel sostenere il capitale umano.
Occasione importantissima in questo senso sarà l’Expo 2015, che darà visibilità alla tradizione, alla creatività e all’innovazione lombarda nel settore dell’alimentazione e dell’energia. Lo sviluppo di queste tematiche complesse suggerisce che vi sia ampio spazio per la collaborazione con le università, importanti centri di conoscenza e di progresso tecnologico anche su questi temi. Esistono in Lombardia molti gruppi di ricerca che stanno sviluppando progetti relativi alle tematiche di Expo: è fondamentale che le varie proposte siano confrontate e selezionate, affinché la Regione possa promuovere, sostenere e finanziare i progetti più interessanti. Il cuore del nostro impegno è sempre la persona come principio, soggetto e fine di ogni politica. Siamo convinti, e lo conferma la nostra storia, che quello in capitale umano sia anche l’investimento più proficuo per rilanciare lo sviluppo del nostro territorio. Continuiamo a scommettere sui giovani, sui loro talenti e sulla loro libertà. E le università sono un partner decisivo in questa sfida, da cui dipende il nostro futuro. Per questo siamo pronti ad agire in modo comune, costruttivo, concreto e rapido per portare avanti le istanze e le proposte che oggi vogliamo condividere e fissare.
Per questo è indispensabile il contributo di tutti e un confronto aperto e serio con chi in università vive e lavora. Il tavolo di oggi è un’occasione importante di lavoro comune per affrontare quei temi da cui dipende il futuro dell’università e quindi dei nostri giovani.
Come ho avuto modo di dire anche in apertura dell’anno accademico del Politecnico lo scorso 3 novembre, il Governo regionale è impegnato al fianco degli atenei lombardi perché si affermi una visione di ampio respiro, in cui il recupero di efficienza sia finalizzato a potenziare la funzione di educazione, ricerca e trasferimento tecnologico propria dell’università.
In questa direzione voglio oggi ascoltare le vostre istanze e proposte e sono disponibile a convogliarle e portarle avanti in una dinamica di sistema. Potremo anche attivare in breve tempo, gli strumenti di lavoro e gli spazi di confronto per realizzare gli obiettivi condivisi.
LUCI E OMBRE DEL DECRETO LEGGE DEL GOVERNO
Il decreto-legge appena varato dal Consiglio dei ministri (“Disposizioni urgenti per il diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e della ricerca”, 7/11/08) apre prospettive meno negative per la crescita degli atenei lombardi. Infatti, i tagli e il blocco del turn-over vengono rivisti a seconda dei diversi comportamenti degli atenei, con un sistema premiante per le università efficienti che presentano risultati di qualità. Questa è una scelta di buon senso, che pone fine all’inaccettabile sistema del finanziamento sulla base della spesa storica, moltiplicatore di sprechi e inefficienze. Ovviamente i problemi da affrontare sono ancora molti, perché i tagli complessivi al Ffo rimangono notevoli. Ritengo invece discutibile la decisione di modificare i meccanismi di composizione delle commissioni dei concorsi già banditi. Questa operazione rischia di essere più di facciata che di sostanza: non assicura necessariamente maggiori garanzie di imparzialità e rischia di dar luogo a una raffica di ricorsi giurisdizionali.
Molto importante è, a mio parere, il modello innovativo tratteggiato dalle Linee guida che il ministero sta predisponendo e che vanno guardate con grande attenzione, evitando posizioni rigide e pregiudiziali. Per quanto ci riguarda, già prima dell’estate, la Lombardia aveva impostato un disegno di legge sulla liberalizzazione del sistema universitario - condiviso coi direttori amministrativi degli atenei - in cui si prefiguravano molte delle proposte che si ritrovano ora nelle bozze di Linee guida.
GLI ELEMENTI CHIAVE DEL NUOVO MODELLO
Gli elementi chiave per un nuovo modello devono essere, l’autonomia degli atenei intesa come responsabilità, che si traduca anche in un governo efficace delle risorse.La questione dei modelli organizzativi degli atenei comprende il - ma non si esaurisce nel - problema della governance, poiché non si tratta appena di ristabilire il riparto di funzioni e di poteri tra rettore, senato accademico e consiglio di amministrazione. «Mi riferisco alla necessità di spezzare l’attuale carattere di uniformità disciplinare, scientifica e organizzativa dell’università italiana e di promuovere un sistema di autonomie cautamente competitive negli atenei, stimolando anche in università l’imprenditorialità individuale e collettiva e assicurando al sistema universitario adeguati livelli di produttività». Così scriveva un autorevole professore di diritto amministrativo, Umberto Pototschnig nel 1988.
LE SCELTE POLITICHE SPETTANO AL MINISTERO
È necessario capovolgere il rapporto tra ministero e università: al primo tocca di operare le grandi scelte della politica universitaria e di risponderne poi in Parlamento; alle seconde spetta la responsabilità di tutto il resto: valore legale del titolo di studio, autonomia didattica, competizione e comparazione tra atenei, stato giuridico dei docenti, ecc. Il punto non è opporre privato a pubblico, ma autonomia a centralismo. Centralità della valutazione e del merito con un adeguato sistema di valutazione in base a parametri come qualità della ricerca, impatto sul territorio e capacità di selezionare le eccellenze. Si tratterebbe di un segnale molto forte in una direzione di sviluppo, che spingerebbe a una sana competizione tra atenei attivando forme di reale comparazione.
Di qui può iniziare il ciclo virtuoso dei finanziamenti pubblici legati al merito. Occorre ripensare i meccanismi del finanziamento statale alle università in modo da assicurare una dinamica certa dell’andamento del Ffo e garantire una seria ed efficace programmazione economica in cui siano chiari gli incentivi - in base al merito - e le responsabilità. È evidente che si tratta di un problema complesso, ma non si può rinviare ulteriormente la soluzione di problemi che non sono contingenti, ma strutturali.
ATENI LOMBARDI, POTENZIALE LIMITATO DA VINCOLI NAZIONALI
Un altro fattore essenziale è quello del reclutamento dei professori universitari. Credo che sia possibile procedere con l’applicazione delle nuove norme previste dalla legge Moratti e dal decreto legislativo che vi ha dato in parte attuazione. Il ritorno a concorsi con idoneità nazionale deve naturalmente legarsi non solo alla disponibilità di risorse, ma a reali strategie di sviluppo.
Il superamento del valore legale del titolo di studio va valutato all’interno di questa nuova cornice. E anche la possibilità per le università di trasformarsi in fondazioni, assume significato e coerenza solo in un sistema connotato da vera autonomia e da salutare competizione. In questa ottica la Regione darà tutto il suo sostegno a chi vorrà intraprendere questa strada coraggiosa, favorendo anche il dialogo con il sistema produttivo e le fondazioni bancarie.
In questo modo sarà possibile anche potenziare la capacità attrattiva del nostro sistema universitario, favorendo l’immigrazione di nuovi talenti. Vi è nelle università lombarde un forte potenziale. Tuttavia, questo potenziale appare limitato dai vincoli eccessivi imposti dalla normativa nazionale, che dovrebbe essere invece semplificata per competere, a livello nazionale e internazionale, nell’attirare i migliori cervelli e realizzare attività didattiche e di ricerca di elevato livello qualitativo. In tale senso è giusto anche valorizzare le specificità dei diversi sistemi territoriali per cogliere appieno le opportunità di innovazione, attrattività, capacità di competere a livello internazionale per elevare il livello dell’offerta didattica e farne sempre più un motore di crescita a tutti i livelli.Sono anche convinto che il ruolo del governo regionale possa essere essenziale nella revisione della distribuzione dell’offerta formativa. Razionalizzare il numero delle sedi universitarie a livello regionale o di macro-aree, in un'ottica di complementarietà tra gli atenei significa infatti elevare la qualità tagliando i costi.
LA REGIONE IN DIFESA DEL DIRITTO ALLO STUDIO
Per quanto riguarda la Lombardia, l’impegno per una maggiore autonomia degli atenei va di pari passo con un sempre maggiore impegno per garantire il diritto allo studio dei capaci e meritevoli.
Siamo consapevoli, infatti, che se la direzione è quella di una maggiore autonomia, e della valorizzazione degli atenei, occorre che gli studenti siano messi realmente nelle condizioni di poter scegliere a quale ateneo iscriversi e che possano frequentarlo senza vincoli di carattere economico, per realizzare quel diritto allo studio fino ai più alti livelli, riconosciuto dalla nostra Costituzione ai capaci e meritevoli. L’incremento delle risorse per il diritto allo studio (135 milioni) previsto dal decreto legge si riferisce al 2009 e lascia ancora scoperto il 2008. Regione Lombardia si è già attivata per risolvere questo problema.
Proseguiremo quindi le sperimentazioni relative a strumenti innovativi per il sostegno agli studenti, come i prestiti fiduciari, che abbiamo attivato, primi in Italia, già da due anni e che intendiamo ora potenziare. Dal 2002, inoltre, la Lombardia copre il cento per cento delle richieste di borse di studio, con un investimento annuo di 17 milioni di euro per 16mila beneficiari.
In questa direzione, stiamo lavorando a un protocollo d’intesa, in cui il ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca (Miur) e la Regione Lombardia si impegnano ad avviare un processo per l’individuazione di nuovi strumenti e di politiche innovative per il diritto allo studio universitario, attraverso azioni sperimentali, anche in deroga alla normativa vigente. Già le risorse aggiuntive, stanziate per il 2009, permetteranno di intervenire stabilendo criteri di merito più elevati e borse di studio adeguate ai costi della vita lombardi.
RICERCA ALTRO TASSELLO DELLO SVILUPPO
Infine, non voglio dimenticare la ricerca. La Regione si è da tempo attivata in questo campo, sia svolgendo direttamente attività di ricerca (Irer, Iref) sia con iniziative quali Ingenio, la Dote ricercatori e il premio Ricercatissimi. Ma, soprattutto, intende favorire un maggior coordinamento in questo ambito, creando un luogo dove si possano coagulare le diverse iniziative – non solo quelle regionali, ma soprattutto quelle che nascono dagli atenei – così da sfruttare al massimo tutte le possibili sinergie. A questo proposito ho delegato l’assessore regionale alle Reti e Servizi di pubblica utilità e sviluppo sostenibile, Massimo Buscemi ad affiancarmi in materia di ricerca.Nei prossimi giorni l’assessore promuoverà un incontro specifico con voi, per mettere in campo sinergie con le politiche già attivate a sostegno dei ricercatori lombardi, e nel contempo promuovere azioni congiunte ancora più incisive nel sostenere il capitale umano.
Occasione importantissima in questo senso sarà l’Expo 2015, che darà visibilità alla tradizione, alla creatività e all’innovazione lombarda nel settore dell’alimentazione e dell’energia. Lo sviluppo di queste tematiche complesse suggerisce che vi sia ampio spazio per la collaborazione con le università, importanti centri di conoscenza e di progresso tecnologico anche su questi temi. Esistono in Lombardia molti gruppi di ricerca che stanno sviluppando progetti relativi alle tematiche di Expo: è fondamentale che le varie proposte siano confrontate e selezionate, affinché la Regione possa promuovere, sostenere e finanziare i progetti più interessanti. Il cuore del nostro impegno è sempre la persona come principio, soggetto e fine di ogni politica. Siamo convinti, e lo conferma la nostra storia, che quello in capitale umano sia anche l’investimento più proficuo per rilanciare lo sviluppo del nostro territorio. Continuiamo a scommettere sui giovani, sui loro talenti e sulla loro libertà. E le università sono un partner decisivo in questa sfida, da cui dipende il nostro futuro. Per questo siamo pronti ad agire in modo comune, costruttivo, concreto e rapido per portare avanti le istanze e le proposte che oggi vogliamo condividere e fissare.
Manifestazione: Tavolo dei rettori


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