PRIMO STATUTO, QUARANT'ANNI DOPO
Sono molto lieto di prendere parte a questo convegno, organizzato dal presidente dell’Associazione consiglieri regionali della Lombardia, Giancarlo Morandi. Un’iniziativa importante, che ho subito incoraggiato con entusiasmo, per celebrare i 40 anni di vita di Regione Lombardia.Saluto gli autorevoli relatori che mi hanno preceduto: Giulio De Capitani, il professor Enzo Balboni, Piero Bassetti, Carlo Ripa di Meana e Giuseppe Adamoli. La presenza dei protagonisti dell’inizio di questa avventura, Piero Bassetti e Carlo Ripa di Meana, mi permette di cogliere il profondo legame che questa istituzione ha avuto fin dall’origine con la società lombarda, con le forze vive delle nostre comunità. A questo proposito, vorrei citare un breve stralcio delle dichiarazioni d’insediamento del presidente Bassetti: «La Regione – disse – non è una nuova impalcatura burocratica, da sovrapporre alla società. La Regione è espressione istituzionale e, nello stesso tempo, sostegno delle forze popolari». Con queste parole Bassetti, nel 1970, esprimeva un principio, quello della sussidiarietà, che incarna la visione di governo che ha guidato in questi 15 anni la nostra azione.
CARTA STATUARIA: RICONOSCE IL PRIMATO DEL POPOLO
È questo il principio che ci ha mosso anche nella stesura del nuovo Statuto. La nuova “Carta statuaria”, infatti, non è un progetto calato dall’alto, ma il riconoscimento del primato del popolo, della comunità civile, della società rispetto alla politica: un primato che va riconosciuto e che, nel concreto, significa favorire tutto ciò che nella società vive e fiorisce.
La Carta costituente in vigore si apre, infatti, con il riconoscimento della persona umana come fondamento della comunità regionale e, tra gli elementi qualificativi, indica la valorizzazione di quei principi irrinunciabili che sono scritti nel cuore e nella mente dei cittadini lombardi. Penso all’affermazione del diritto di vita in ogni sua fase, alla tutela della famiglia, al sostegno al lavoro, alla promozione della libertà, alla valorizzazione delle nostre identità, al riconoscimento dell’impresa e alla promozione della responsabilità sociale delle imprese, al riconoscimento della cooperazione. È proprio nel quadro del pieno rispetto dello spirito pragmatico lombardo che dobbiamo leggere il nuovo Statuto: è uno Statuto snello, capace di rispondere alle esigenze e alle istanze dei cittadini. Lo Statuto, infatti, valorizza il riconoscimento e il sostegno dell’autonomia d’iniziativa dei cittadini, singoli e associati, delle famiglie e delle formazioni sociali nella realizzazione dei diversi interventi e servizi pubblici. Nel Regolamento generale troviamo la declinazione pratica di alcune di queste novità statutarie, laddove (art. 36) si prevede che ciascuna commissione consiliare è tenuta a informare dei progetti di legge gli enti e le associazioni individuati dall’Ufficio di Presidenza, esaminando eventuali osservazioni e proposte. Faccio notare, a questo proposito, l’inserimento di un passaggio fondamentale dal punto di visto della tenuta della nostra democrazia: il mancato accoglimento delle osservazioni e delle proposte dei cittadini dovrà essere motivato.
Questo, dunque, è lo spirito con cui la Regione Lombardia opera e opererà: uno spirito di servizio, spirito di ascolto, spirito di partecipazione. Per questo in Lombardia è confermata l’elezione diretta del presidente della Regione (art. 24), per questo dovrà essere garantita la rappresentanza in Consiglio di tutti i territori provinciali (art. 12), per questo continueremo a impegnarci per assicurare la libertà di scelta del cittadino a parità di condizioni di accesso nei servizi essenziali, grande pilastro delle politiche che portiamo avanti dal 1995 (art. 46). In questa stessa direzione stiamo portando avanti l’opera di semplificazione della macchina burocratica: nel Regolamento è confermato lo strumento dei testi unici che ci hanno permesso di rendere più facile la vita dei cittadini abrogando tante leggi e mettendo ordine in settori strategici per la vita della nostra comunità e nei quali emerge chiaramente l’immagine di una Regione vicina ai cittadini.
LA POSITIVA COLLABORAZIONE ISTITUZIONALE
Con questo nuovo Statuto abbiamo voluto riconoscere e mettere per iscritto quanto di buono e innovativo è stato fatto in questi anni da Regione Lombardia, vero e proprio “laboratorio di innovazione politica e istituzionale”.
In questo senso, credo vada sottolineata positivamente la collaborazione istituzionale tra il Consiglio regionale, la Giunta e il Presidente. Un riconoscimento dei rispettivi ruoli che lo Statuto ha sancito in maniera chiara e costruttiva, operando in direzione di un riequilibrio dei rapporti tra Giunta e Consiglio mediante un incremento dei poteri di indirizzo, rappresentanza e controllo del Consiglio e il potenziamento degli strumenti a sua disposizione.
Se infatti da una parte c’è stato un rafforzamento dei poteri del presidente della Giunta, dall’altra si è opportunamente attribuito all’organo consiliare una maggior possibilità rispetto al passato di concorrere all’indirizzo politico programmatico, un maggior controllo dell’efficacia legislativa, attraverso valutazione degli effetti delle politiche regionali, l’opportunità di incidere in modo più rilevante sulla definizione dei piani pluriennali, anche mediante il lavoro serrato e competente delle commissioni. Il disegno istituzionale tracciato nello Statuto permette così di prefigurare una dialettica chiara e facilmente percepibile tra Presidente e Consiglio, a tutto vantaggio della possibilità, garantita agli elettori, di intervenire in sede elettorale, evidenziando la responsabilità politica di ciascuno dei soggetti coinvolti.
L’OBIETTIVO È UNA NUOVA STATUALITÀ
Sappiamo però che questa nuova Magna Charta lombarda rappresenta solo un primo passo nel cammino di riforme fino a oggi percorso, che – grazie al coinvolgimento delle autonomie territoriali, delle parti sociali e del terzo settore, attraverso il metodo del partenariato e della leale collaborazione – ha portato la Lombardia a trovare soluzioni condivise. In questo contesto si inquadra perfettamente l’istituzione del Consiglio delle autonomie locali (Cal). Un percorso delle riforme, che sarà realmente completo quando sarà attuato pienamente il federalismo fiscale, come previsto dagli articoli 116, 117 e 119 della Costituzione: per questo serve il riconoscimento di risorse adeguate per quelle funzioni già trasferite dal processo di decentramento amministrativo e proseguire nella logica di dare un senso compiuto all’autonomia finanziaria delle Regioni.
Quello che è in gioco non è l’ampliamento quantitativo di uno spazio amministrativo regionale, ma una nuova concezione dello Stato e delle sue relazioni con tutte le componenti che, a pari titolo e a pari dignità, lo costituiscono così come da nuovo Titolo V della Costituzione. Solo da qui può discendere una nuova statualità, assetto istituzionale di una concezione della politica che riconosce nel cittadino il vero titolare e il vero riferimento della sua azione. Per questo motivo deve essere rafforzato anche il principio di responsabilità, che deve guidare l’azione di chi svolge funzioni di governo: solo in questo modo infatti il rapporto dei cittadini con la politica, che nel tempo è andato incrinandosi, potrà tornare ad essere un patto veramente fiduciario nel quale il governante sarà responsabile delle proprie scelte e potrà essere giudicato in base ai risultati che ottiene.
Attraverso questo processo costituente intendiamo restituire ai cittadini e alle specificità dei territori la loro centralità, vogliamo rispondere in modo sussidiario alle domande e alle istanze della società e dell’economia, attuando una governance incisiva e capace di produrre valore aggiunto. Lo sappiamo e lo abbiamo già affermato in altre occasioni: le Lombardie sono tante. Insieme hanno fatto lo sviluppo. Nella fase attuale, di rilancio dopo aver tenuto durante il periodo più difficile, siamo positivamente costretti a ricominciare nel solco della nostra antica e straordinaria storia e delle più recenti innovazioni, un’esperienza che i due statuti, quello del 1970 e quello approvato nel settembre del 2008, hanno il merito di aver rispettato e rappresentato nel modo migliore.
CARTA STATUARIA: RICONOSCE IL PRIMATO DEL POPOLO
È questo il principio che ci ha mosso anche nella stesura del nuovo Statuto. La nuova “Carta statuaria”, infatti, non è un progetto calato dall’alto, ma il riconoscimento del primato del popolo, della comunità civile, della società rispetto alla politica: un primato che va riconosciuto e che, nel concreto, significa favorire tutto ciò che nella società vive e fiorisce.
La Carta costituente in vigore si apre, infatti, con il riconoscimento della persona umana come fondamento della comunità regionale e, tra gli elementi qualificativi, indica la valorizzazione di quei principi irrinunciabili che sono scritti nel cuore e nella mente dei cittadini lombardi. Penso all’affermazione del diritto di vita in ogni sua fase, alla tutela della famiglia, al sostegno al lavoro, alla promozione della libertà, alla valorizzazione delle nostre identità, al riconoscimento dell’impresa e alla promozione della responsabilità sociale delle imprese, al riconoscimento della cooperazione. È proprio nel quadro del pieno rispetto dello spirito pragmatico lombardo che dobbiamo leggere il nuovo Statuto: è uno Statuto snello, capace di rispondere alle esigenze e alle istanze dei cittadini. Lo Statuto, infatti, valorizza il riconoscimento e il sostegno dell’autonomia d’iniziativa dei cittadini, singoli e associati, delle famiglie e delle formazioni sociali nella realizzazione dei diversi interventi e servizi pubblici. Nel Regolamento generale troviamo la declinazione pratica di alcune di queste novità statutarie, laddove (art. 36) si prevede che ciascuna commissione consiliare è tenuta a informare dei progetti di legge gli enti e le associazioni individuati dall’Ufficio di Presidenza, esaminando eventuali osservazioni e proposte. Faccio notare, a questo proposito, l’inserimento di un passaggio fondamentale dal punto di visto della tenuta della nostra democrazia: il mancato accoglimento delle osservazioni e delle proposte dei cittadini dovrà essere motivato.
Questo, dunque, è lo spirito con cui la Regione Lombardia opera e opererà: uno spirito di servizio, spirito di ascolto, spirito di partecipazione. Per questo in Lombardia è confermata l’elezione diretta del presidente della Regione (art. 24), per questo dovrà essere garantita la rappresentanza in Consiglio di tutti i territori provinciali (art. 12), per questo continueremo a impegnarci per assicurare la libertà di scelta del cittadino a parità di condizioni di accesso nei servizi essenziali, grande pilastro delle politiche che portiamo avanti dal 1995 (art. 46). In questa stessa direzione stiamo portando avanti l’opera di semplificazione della macchina burocratica: nel Regolamento è confermato lo strumento dei testi unici che ci hanno permesso di rendere più facile la vita dei cittadini abrogando tante leggi e mettendo ordine in settori strategici per la vita della nostra comunità e nei quali emerge chiaramente l’immagine di una Regione vicina ai cittadini.
LA POSITIVA COLLABORAZIONE ISTITUZIONALE
Con questo nuovo Statuto abbiamo voluto riconoscere e mettere per iscritto quanto di buono e innovativo è stato fatto in questi anni da Regione Lombardia, vero e proprio “laboratorio di innovazione politica e istituzionale”.
In questo senso, credo vada sottolineata positivamente la collaborazione istituzionale tra il Consiglio regionale, la Giunta e il Presidente. Un riconoscimento dei rispettivi ruoli che lo Statuto ha sancito in maniera chiara e costruttiva, operando in direzione di un riequilibrio dei rapporti tra Giunta e Consiglio mediante un incremento dei poteri di indirizzo, rappresentanza e controllo del Consiglio e il potenziamento degli strumenti a sua disposizione.
Se infatti da una parte c’è stato un rafforzamento dei poteri del presidente della Giunta, dall’altra si è opportunamente attribuito all’organo consiliare una maggior possibilità rispetto al passato di concorrere all’indirizzo politico programmatico, un maggior controllo dell’efficacia legislativa, attraverso valutazione degli effetti delle politiche regionali, l’opportunità di incidere in modo più rilevante sulla definizione dei piani pluriennali, anche mediante il lavoro serrato e competente delle commissioni. Il disegno istituzionale tracciato nello Statuto permette così di prefigurare una dialettica chiara e facilmente percepibile tra Presidente e Consiglio, a tutto vantaggio della possibilità, garantita agli elettori, di intervenire in sede elettorale, evidenziando la responsabilità politica di ciascuno dei soggetti coinvolti.
L’OBIETTIVO È UNA NUOVA STATUALITÀ
Sappiamo però che questa nuova Magna Charta lombarda rappresenta solo un primo passo nel cammino di riforme fino a oggi percorso, che – grazie al coinvolgimento delle autonomie territoriali, delle parti sociali e del terzo settore, attraverso il metodo del partenariato e della leale collaborazione – ha portato la Lombardia a trovare soluzioni condivise. In questo contesto si inquadra perfettamente l’istituzione del Consiglio delle autonomie locali (Cal). Un percorso delle riforme, che sarà realmente completo quando sarà attuato pienamente il federalismo fiscale, come previsto dagli articoli 116, 117 e 119 della Costituzione: per questo serve il riconoscimento di risorse adeguate per quelle funzioni già trasferite dal processo di decentramento amministrativo e proseguire nella logica di dare un senso compiuto all’autonomia finanziaria delle Regioni.
Quello che è in gioco non è l’ampliamento quantitativo di uno spazio amministrativo regionale, ma una nuova concezione dello Stato e delle sue relazioni con tutte le componenti che, a pari titolo e a pari dignità, lo costituiscono così come da nuovo Titolo V della Costituzione. Solo da qui può discendere una nuova statualità, assetto istituzionale di una concezione della politica che riconosce nel cittadino il vero titolare e il vero riferimento della sua azione. Per questo motivo deve essere rafforzato anche il principio di responsabilità, che deve guidare l’azione di chi svolge funzioni di governo: solo in questo modo infatti il rapporto dei cittadini con la politica, che nel tempo è andato incrinandosi, potrà tornare ad essere un patto veramente fiduciario nel quale il governante sarà responsabile delle proprie scelte e potrà essere giudicato in base ai risultati che ottiene.
Attraverso questo processo costituente intendiamo restituire ai cittadini e alle specificità dei territori la loro centralità, vogliamo rispondere in modo sussidiario alle domande e alle istanze della società e dell’economia, attuando una governance incisiva e capace di produrre valore aggiunto. Lo sappiamo e lo abbiamo già affermato in altre occasioni: le Lombardie sono tante. Insieme hanno fatto lo sviluppo. Nella fase attuale, di rilancio dopo aver tenuto durante il periodo più difficile, siamo positivamente costretti a ricominciare nel solco della nostra antica e straordinaria storia e delle più recenti innovazioni, un’esperienza che i due statuti, quello del 1970 e quello approvato nel settembre del 2008, hanno il merito di aver rispettato e rappresentato nel modo migliore.
Manifestazione: Convegno Associazione consiglieri


commenti










